In arrivo cambiamenti per il mercato dei Certificati Verdi
ULTIMO AGGIORNAMENTO 2009.09.04
Il provvedimento stabilisce infatti, all’art. 27 comma 18, che non siano più i produttori e importatori di elettricità da fonti fossili a subire l’obbligo derivante dal meccanismo dei certificati, bensì i "soggetti che concludono con la società Terna Spa uno o più contratti di dispacciamento di energia elettrica in prelievo".
Altri osservatori (tra cui la redazione di Nextville) notano che:
• non è definita la percentuale dell’obbligo. Resterà quella precedente (il 6,5% per il 2010)? O invece diminuirà, come è probabile?
• l’appiattimento dei costi su tutta l’energia prelevata, compresa appunto quella verde, renderà molto meno trasparenti gli obiettivi richiesti ai produttori e importatori da fonti fossili.
Non ci sarà più un riconoscimento per quelli virtuosi che trasformano
una parte dei propri impianti. E non saranno costretti, quelli
inadempienti, a comperare i Certificati Verdi, alimentando un mercato
autonomo.
• e se proprio si scoprisse
adesso che l’intero meccanismo dell’incentivo “regolato dal mercato”
era solo un modo di dire (e lo hanno segnalato in tanti), perché
continuare a fingere che i Certificati Verdi abbiano qualcosa di
diverso da tutti gli altri incentivi pagati a pronta cassa dai
consumatori attraverso le loro bollette?
I testi di legge misteriosi hanno comunque – e subito – tre effetti dirompenti. Il primo è che nessun operatore può avere la più pallida idea di cosa gli riserverà il futuro, dunque tendenzialmente cercherà di rimandare qualsiasi decisione. Il secondo è che l’oscurità del testo induce anche i più attenti osservatori, ad esempio le associazioni dei produttori da fonti rinnovabili, a libere interpretazioni, con il risultato di prendere posizioni inutilmente contrapposte. E il terzo (tipicamente italiano) è che - tutto essendo rimandato ad altri decreti attuativi – la fumosità e l’incertezza si prospettano di lunga durata.
Per approfondimenti: Analisi su NextVille (link esterno)
